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NBA 11/12/2013, 18.41

Seattle Basketball - Part 2: 90's Sonics

Seconda puntata del viaggio alla riscoperta dei Sonics

NBA

QUI trovate la prima parte del viaggio alla scoperta di Seattle e della sua franchigia.

Anno 1996, data: 5 giugno.

Il luogo è il magico United Center di Chicago, Illinois, ma per tutti da quelle parti è "The home of His Airness".

Jordan ed i Bulls tornano alle Finali NBA dopo 3 anni di vacche magre; 3 anni iniziato col primo ritiro del 23 e conseguente caduta libera dei reduci che sono rimasti a fare parte del roster di Phil Jackson. Gli avversari sono, ovviamente, i Seattle Supersonics.

Il miglior giocatore di supersonici è tale Gary Payton. Segni particolari: tante cose da dire. Magari non tutte buone, ma sicuro che sono tante. Il suo soprannome è "The Glove" (il guanto) per via della pressione difensiva che mette al suo diretto marcatore. Ora però la pressione la sente lui, visto che sta per giocare gara 1 della sua prima finale NBA.

Jordan ed i Bulls, contrapposti a Payton ed i Sonics. Lo ying e lo yang, cestisticamente parlando. I tori allenati da un coach che ha fatto del triangolo offensivo redatto da Tex Winter il suo marchio di fabbrica, una persona che segue lo Zen e che fa leggere libri su libri ai suoi giocatori. Nella panchina opposta invece siede un coach che meno Star ha nel suo roster e meglio allena. Un uomo che è innamorato di questo sport in modo spasmodico, che una volta inviò un anello per la sua terza moglie, alla seconda. Respinto con  perdite.

Era una finale bellissima, stupenda sotto tutti i punti di vista. Ed erano dei Sonics bellissimi e stupendi in tutto il loro essere.

Ma per capire bene quella squadra e quel momento in particolare bisogna fare qualche passo indietro, ed arrivare al 27 giugno 1989:

New York City scintilla di un bel sole estivo, ed i Supersonics, via 76ers, avevano la 17esima chiamata assoluta e nessuna scelta fu più controversa: Da Elkhart, Indiana, venne selezionato Shawn Kemp, 208 cm per 107 kg di potere afro, fatto dono di un atletismo che fino ad allora molto raramente si era visto, ma di una testa che invece non lasciava presagire nulla di buono.

Era dotato in tutto quello che faceva sul piano sortivo, e si innamorò della palla a spicchi quando un giorno trovò in un cassonetto un vecchio pallone della ABA bianco, rosso e blu.

La scelta fu controversa perché quando venne selezionato, Shawn non aveva frequentato il College per mancato raggiungimento dei requisiti scolastici necessari per potersi iscrivere. Vista tale mancanza fu costretto a dichiararsi eleggibile al Draft, risultando uno dei primi della storia ad arrivare nella lega di David Stern direttamente dalle scuole superiori. La scelta la fecero i 76ers che poi lo girarono alla città dello smeraldo e Seattle mise il primo tassello nel suo mosaico.

Passa esattamente un anno e siamo sempre a NYC: i Supersonics con la seconda scelta assoluta, chiamano Gary Payton, Playmaker di 193 cm in uscita da Oregon State dove ha speso gli ultimi 4 anni, diventandone leader indiscusso della squadra, tanto da chiudere il suo ultimo anno con 25 punti e 8 assist di media.

il secondo tassello era apposto e la coppia era fatta. L'asse play-Ala era uno delle più esplosive e futuribili che si potesse trovare.

A questo punto serve ovviamente un uomo che orchestri tutto questo. La società decise di fare ricadere la scelta su George Karl.

George Karl proviene da Penn Hills, PA. Nel 1969 ottenne una borsa di studio all'università di North Carolina, giocando per i mitici Tar Heels. Nel 1971 fu campione NIT, e dopo quattro anni di college, fece il salto nei professionisti, giocando per i San Antonio Spurs. Nella NBA ci rimarrà per appena 4 anni, fino al 1978 quando diverrà Vice-allenatore proprio degli Spurs.


Rimarrà in Texas fino al 1980, da li in poi comincerà un lungo peregrinare che lo porterà ad allenare nel Montana, a Cleveland, Golden State, agli Albany Patroons, Real Madrid, ancora Albany Patroons ed ancora Real Madrid fino al 1992, anno in cui, dopo essere stato 3 volte Coach dell'anno in CBA (1981, 1983 e 1991) approda nella Città dello Smeraldo.

Il suo arrivo segnò un ritorno della competività sia in regular season che nei Playoff.

Alla prima stagione sulla panchina, coadiuvato dal costante miglioramento di Payton e Kemp, Seattle registrò un record di 55 vittorie e 27 sconfitte. Si qualificarono ai Playoff ma vennero eliminati dai Phoenix Suns alle finali della Western Conference. La sconfitta bruciò ma non importa perché i Sonics erano nella mappa.

La stagione successiva, 1993-94, i Supersonics ebbero il miglior record NBA con un incredibile quanto inaspettato 63-19. Ai playoffs incontrarono i Denver Nuggets, che annoveravano nel suo roster giocatori come Dikembe Mutombo, Robert Pack e LaPhonso Ellis. I bookmakers di Las Vegas davano praticamente certa la vittoria dei Sonics, tanto che superarono abilmente i Nuggets nelle prime due partite in casa.

Si va a Denver e con una combinazione destro-sinistro degna di Muhammad Alì, Mutombo e soci riuscirono a pareggiare la serie e rimandare tutti a gara 5. Seattle non ci aveva capito niente nelle seconde due partite e non ci capì niente nemmeno nella quinta. Col punteggio di 98 a 94, i Denver Nuggets furono la prima squadra della storia NBA ad eliminare la numero 1 al primo turno. La scena che è rimasta più impressa è quella di Mutombo che sdraiato sul parquet piangeva di felicità, stringendo la palla tra le mani.

Un boccone molto amaro per coach Karl ed i suoi uomini. Partiti con grandi aspettative, si sono ritrovati ad entrare nella storia, ma dalla parte sbagliata.

L'anno seguente lasciò qualche strascico della delusione di qualche mese prima: Ad inizio stagione, i Sonics si trasferirono al Tacoma Dome. Il Colosseo, la bellissima arena che li ha ospitati fino a quel momento aveva bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione.

La stagione è vincente, anche se non quanto quella prima, e porterà ad un record di 57-25 e classificandosi al secondo posto della Western Conference. Purtroppo i fantasmi del passato ritornarono e come successe l'anno prima, anche in questa stagione i Sonics dovettero affrontare una dura batosta nella post-season, venendo eliminati in 4 partite dai Los Angeles Lakers.

1995-96.

Le ultime due cocenti eliminazioni al primo turno mettono in moto la dirigenza dei Sonics, che nell'estate del 1995 mette insieme un roster di assoluto livello: Shawn Kemp e Gary Payton sono ormai diventati degli All-star e come coppia si sprecano i commenti su chi sia meglio tra loro due o il duo Stockton-Malone.

I gregari sono semplicemente perfetti. I primi che hanno il diritto ad essere citati sono tre: Da Leverkusen, Germania, in posizione di Ala Piccola c'è Dethlef Schrempf, 2 metri e 5 di eleganza europea e giocatore perfetto per lo stile di gioco di coach Karl; Come Centro era presente Ervin Johnson, 2 metri e 11 di pura potenza fisica e terzo ma non ultimo, Sam Perkins, già campione NCAA con i Tar Heels nel 1982 proprio come compagno di squadra di Michael Jordan.

A completare il roster era presente il playmaker di riserva, Nate McMillan, che poi diventerà capo allenatore nella NBA, Vincent "Vinny" Askew, guardia di due metri, Frank Brickowski, centro roccioso come pochi e Steve Scheffler da Purdue University. Come Rookie, sedeva sul pino un giovanissimo Eric Snow, che poi giocherà un altra finale NBA nel 2001 a Philadelphia al fianco di Allen Iverson.

La squadra è perfetta.

La stagione è perfetta.

Giocano un basket intenso, vivace, che si regge sempre sull'asse Payton-Kemp ma che coinvolge tutti. tutti fanno la loro parte.

Al termine della Regular Season miglioreranno il record di 63 doppie V della stagione 93-94, arrivando ad un computo complessivo di 64 vittorie a fronte di 18 sconfitte, con Gary Payton eletto MVP Difensivo.

Ai playoffs supereranno i Kings 3-1, i Rockets 4-0, i Jazz 4-3 ed arriveranno in finale contro i Bulls.

Sono passati esattamente 7 anni da quel draft del 1989, quando è stato messo il primo tassello di un bellissimo mosaico. 7 anni che hanno fatto sognare una città intera a bordo di un susseguirsi di vittorie e fallimenti. Una montagna russa che ha portato ad un unico e semplice momento quantificabile in una semplice data: 5 giugno 1996.

I Sonics perderanno quella finale.

Andranno sotto 3 a 0, ma rimonteranno fino a 3 a 2, ricevendo il colpo di grazia dalla straordinaria partita di Dennis Rodman in gara 6.

L'MVP sarà ovviamente il 23 nonostante l’opprimente difesa di Payton, e Seattle si trova pervasa da un incredibile senso di sconforto.

Dopo la sconfitta, quei Sonics si sfaldano: Kemp sarà il primo ad andarsene, volente di un contratto più ricco, si scontrerà con la dirigenza che dopo una altra stagione lo scambierà in direzione dei Cleveland Cavaliers.

George Karl rimarrà ancora fino al 1998, poi passerà ai Bucks.

L'ultimo ad andarsene è The Glove, Gary Payton, il vero Leader di quella squadra, l'uomo dalla lingua lunga che faceva seguire i fatti alle parole.

Nel 2003 partirà anche lui in direzione Millwaukee, in uno scambio che comprenderà pure Desmond Mason e Ray Allen.

Nel frattempo le cose continuano a cambiare ed Howard Schultz lascerà la franchigia nelle mani di un uomo dall'Oklahoma.

Ma questa è un altra storia.

Qui per gara 3: Players from Seattle.



© Riproduzione riservata
E. Carchia

E. Carchia

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Comments Occorre essere registrati per poter commentare 5 Commenti
  • Pettahrulesagain 11/12/2013, 23.58

    lacrime. che sogno di franchigia...

  • click061 11/12/2013, 22.43

    Grandissimi Sonics, coach Karl ha toccato il top con loro, ma c'era il 23, anche loro sono sue vittime. Sono capitati nel momento sbagliato. La storia non si può cambiare. D'altro canto MJ lui è la storia e la storia portava il numero 23.

  • Anklebreaker 11/12/2013, 22.29

    insieme ai kings di inizio anni 2000 una della squadre più divertenti

  • lsonnino 11/12/2013, 21.01 Mobile

    Qualcuno potrebbe spiegarmi perché nessuno si oppose allo spostamento dei Sonics a Oklahoma mentre nessuno ha permesso che i Kings fossero spostati a Seattle?

  • TheDream2 11/12/2013, 19.03

    Bell'articolo! Quei Sonics erano davvero favolosi!